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Partiamo dal termine “manipolazione”. Subito penso a qualcosa che può essere sia fisica sia mentale.

Con manipolazione fisica si indica una manovra che un corpo svolge su un altro corpo. Ad esempio consideriamo le marionette: oggetti inanimati che “prendono vita” grazie alle azioni imposte dal burattinaio, che tramite dei fili connessi alle articolazioni della marionetta, come il polso, i gomiti, le caviglie, ne guida i movimenti.

Con manipolazione mentale si intende qualcosa che ha una connotazione negativa; in questo caso parliamo della capacità di influenzare un soggetto attraverso strategie che provocano un sentimento di empatia. Ad esempio, manipolare per suscitare in un individuo la compassione o addirittura il senso di colpa se non si svolge una determinata azione che altrimenti non si farebbe spontaneamente, significa compiere un gesto di violenza e spesso provocare un danno.

In qualche modo, gli innumerevoli input che riceviamo ogni giorno e che sono ormai parte di ogni ambito del mondo contemporaneo, possiamo considerarli forme diverse di manipolazione. Penso alla pubblicità, alla propaganda politica, ma anche alla manipolazione dell’informazione che passa attraverso i telegiornali: per capirlo, basta fare un confronto tra i telegiornali di diverse reti TV, ascoltare come la stessa notizia viene data rispettivamente con frasi diverse, attraverso immagini diverse, persino, a volte con un tono diverso a secondo dello speaker.

Dunque possiamo dire che ogni giorno siamo “manipolati” da chi lo fa in base a direttive precise, ma al tempo stesso siamo anche “manipolatori” inconsapevoli con i gesti e le parole del nostro quotidiano.    

L’aspetto più devastante, secondo me, è la manipolazione attraverso le parole e attraverso le immagini, considerato che soprattutto le immagini nell’epoca in cui viviamo hanno un’importanza fondamentale e riescono a veicolare qualsiasi tipo di messaggio.

C’è un’altra forma di manipolazione, forse ancora peggiore, non solo “attraverso le parole e le immagini”: la manipolazione “delle parole e delle immagini”. Penso al pericolo delle fake news, o ai fotomontaggi, usati in infiniti modi e con infiniti scopi, ma che comunque ci restituiscono sempre una realtà contraffatta, distorta, falsa.

Siamo dentro una “selva” senza confini, che confonde e che contiene tutto e il contrario di tutto: tutto ciò che è reale può essere anche virtuale, può essere buono e cattivo al tempo stesso.

C’è il rischio di abituarci a tutto, di non capire, di non distinguere e non saper scegliere, di diventare insensibili, non stupirci più di nulla. L’uomo corre il rischio di diventare un essere senz’anima, proprio come un burattino, metafora dell’uomo moderno.

L’unica strada da percorrere per contrastare questo tipo di manipolazione e di violenza è quella dell’istruzione, che può sconfiggere l’ignoranza. Solo chi si orienta verso lo studio e i valori della cultura, non si farà manipolare e riuscirà ad avere una propria autonomia di pensiero e di giudizio.

Sara Battello – Attività di Filosofia, prof.ssa   Gerlanda Marcella Vella, 5°P

Liceo Regina Margherita – Palermo