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Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare l’omicidio di Nicola Nappo, vittima innocente della Camorra, assassinato per errore il 9 luglio del 2009.
Si può morire a 23 anni solo perché si somiglia a chi ha pestato il figlio di un malavitoso? Le innumerevoli storie di vite spezzate dalla criminalità organizzata ci dicono di sì, si può morire da innocenti quando si tratta di mafie. E Nicola è solo una delle tante vittime incolpevoli a cui la Camorra ha tolto la vita. Si parlò di scambio di persona: fu questo il motivo che trasformò una normalissima sera d’estate, al centro di Poggiomarino, in un inferno di sangue.
L’agguato avvenne intorno alle 22:30. A terra rimasero in due, Nicola che morì all’istante sotto i colpi dei due sicari, e rimase lì a pochi passi da una panchina in pietra lavica, disteso in una pozza di sangue, e la fidanzata diciottenne che si salvò dopo un intervento chirurgico. Per gli inquirenti la morte di Nicola, ragazzo incensurato, innocente ed estraneo alle dinamiche mafiose, avvenne perché il giovane somigliava al reale motivo dell’agguato, ad un affiliato della cosca avversaria e perché si trovava al posto sbagliato al momento sbagliato. La madre della giovane vittima non ha mai accettato questa sintetica spiegazione che ferisce le persone oneste come suo figlio e aggiunge solo dolore al suo dolore senza fine. “Mio figlio era un ragazzo semplice, allegro, un lavoratore, una persona piena di vita. Non aveva fatto niente di niente. Non si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato, come ha scritto il giudice. Era innocente ed è stato ammazzato”.
Nel 2012 i carabinieri di Torre Annunziata, grazie a un collaboratore di giustizia e a una serie di testimonianze, arrivarono al mandante dell’omicidio, il suo nome noto alle forze dell’ordine era Antonio Cesarano, boss del clan camorristico che dopo tre anni fu condannato all’ergastolo.
Sono passati 11 anni dalla morte di Nicola Nappo, e la comunità, le scuole, Libera hanno cercato di non far dimenticare la sua onesta e breve vita stroncata da chi ha impoverito, mortificato e dissanguato le Terre del Sud. E così, per volontà di Libera, un fondo agricolo espropriato alla camorra è stato intitolato a Nicola, così come il presidio della stessa associazione a Scafati. Nel 2016, inoltre, il suo sacrificio è stato evidenziato nel corso della presentazione del libro Storie Sbagliate, al cineteatro Minerva di Boscoreale, alla presenza dei genitori della giovane vittima.
Il CNDDU alla vigilia dell’omicidio di Nicola intende ricordare la vita pulita e onesta del giovane vesuviano e il dolore mai rimarginato della sua comunità e soprattutto della sua famiglia la quale spesso ha affermato di sentirsi dimenticata dallo Stato. Noi non abbiamo mai difeso i diritti di chi vive, senza proteggere anche la memoria di tutti coloro che sono morti da innocenti. E Nicola è morto da innocente.
Il nostro impegno oggi è quello di continuare a mantenere viva nel tempo la memoria di Nicola, un bravo ragazzo napoletano, un grande lavoratore che, nonostante le difficoltà lavorative dei tanti comuni vesuviani, provava a costruirsi onestamente un futuro.
A noi, docenti-formatori-sostenitori dei Diritti Umani, tocca il compito di raccontare la sua tragica storia ai giovani, ai nostri studenti, e di onorare la sua memoria. Perché i giovani devono conoscere, anche attraverso la breve vita di Nicola, le tante vittime innocenti delle mafie.
Solo così le fiaccolate commemorative brilleranno di una luce di speranza più viva. Solo così tutti i fiori che sempre riempiono la panchina, dove al giovane fu tolta barbaramente la vita, potranno profumare senza la soggezione di essere i soli a ricordarlo.