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Il prossimo 19 giugno verrà eseguito un «accertamento tecnico non ripetibile» al Racis di Roma

Ancora top secret i nomi dei nuovi indagati nell’inchiesta sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio a Palermo. Di sicuro, come si apprende da Adnkronos, dopo ventisette anni, la Procura di Messina, ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di calunnia aggravata, alcuni magistrati. Sembra evidente che si tratta di alcuni pm che indagarono, nel tempo, sulla strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Fu nello scorso novembre che la Procura di Caltanissetta, che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini sull’attentato, che trasmise una tranche dell’inchiesta ai colleghi messinesi perché accertassero se nella vicenda, ci fossero responsabilità di magistrati.

Le indagini sul depistaggio da parte dei pm di Caltanissetta, hanno portato ad indagare prima e incriminare poi tre poliziotti del pool che indagò sulla strage, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Nella sentenza si denunciavano anche gravi omissioni nel coordinamento complessivo dell’indagine, che costò la condanna all’ergastolo di otto innocenti, coordinamento che spettava, come di norma, ai pm dell’epoca. Tra questi c’era Carmelo Petralia, ora aggiunto a Catania. Da qui la competenza sulla nuova indagine in capo alla Procura messinese. Tra i magistrati che indagarono c’erano anche Nino Di Matteo, attualmente alla Dna, Annamaria Palma, avvocato generale di Palermo e Giovanni Tinebra, nel frattempo deceduto. La novità è data dalla presentazione di uan nuova prova. Si tratta di 19 microcassette, diciannove supporti magnetici contenenti registrazioni prodotte con vecchie strumentazioni dell’epoca di cui adesso i magistrati vogliono conoscere i contenuti. Proprio per questo motivo si farà il prossimo 19 giugno un accertamento tecnico non ripetibile al “Racis” di Roma. L’atto è stato notificato nel pomeriggio di oggi ai magistrati indagati, sui cui nomi vige il silenzio.

(Ro.G)