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Poco più di un mese dopo la sua morte, la gara d’appalto fu vinta dai cavalieri del lavoro di Catania, quei Renda, Costanzo e Graci contro il cui operato si scagliava Pippo Fava che da anni denunciava il loro operato e le loro collusioni con la sponda continentale della criminalità organizzata

È il 3 maggio 1982. Siamo a Reggio Calabria, in via Apollo. Sono circa le 8:20. Gennaro Musella, ingegnere salernitano trapiantato in Calabria per lavoro, esce da casa. Si dirige verso la sua auto. Quella mattina Gennaro è uscito da solo. Spesso, mentre andava al lavoro, accompagnava a scuola il nipotino Saverio. Ma non quella mattina. Come in un film di produzione americana, il tempo si dilata e tutto si muove con un effetto rallenty. La mano di Gennaro prende dalla tasca le chiavi dell’auto. Le chiavi entrano nella serratura e la fanno scattare. La mano sinistra di Gennaro apre lo sportello. Si siede e, con la stessa mano lo richiude mentre, con la mano destra infila le chiavi nel blocco di accensione. Il sordo rumore della portiera che si chiude si mescola al clic della chiave che illumina il quadro strumenti davanti agli occhi di Gennaro. La sua mano destra inizia la rotazione oraria della chiave per accendere l’auto. Le spie di segnalazione del quadro si spengono mentre un grosso boato rompe il lento scorrere della città. Di Gennaro non rimane quasi nulla. Una mano viene ritrovata in fondo alla strada luogo della tragedia, parti di materia cerebrale imbrattano le pareti dei palazzi limitrofi. Lo spettacolo che si presentò davanti ai primi che accorsero, era da fronte bellico. Uno scenario che appare, sin da subito, realizzato dalla mano della ‘ndrangheta. Ma chi è Gennaro Musella e perché la ‘ndrangheta ha voluto ucciderlo in maniera così eclatante?

Gennaro Musella è un imprenditore campano che decise di partecipare a un bando pubblico per la realizzazione del porto di Bagnara Calabra. La mano invisibile della ‘ndrangheta, intrecciata con quella di una parte connivente della politica, gli impedì di partecipare alla gara. Gennaro Musella rispose denunciando il fatto con un esposto alla Procura di Reggio Calabria. Non fece in tempo a partecipare alla gara d’appalto. Poco più di un mese dopo la sua morte, la gara d’appalto fu vinta dai cavalieri del lavoro di Catania, quei Renda, Costanzo e Graci contro il cui operato si scagliava Pippo Fava che da anni denunciava il loro operato e le loro collusioni con la sponda continentale della criminalità organizzata.

I Carabinieri del Nucleo Operativo di Reggio Calabria, in un rapporto all’autorità giudiziaria riguardante proprio l’appalto sul porto di Bagnara, denunciarono forti irregolarità e condizionamenti causati da un’associazione tra ‘ndrangheta reggina e mafia catanese capeggiate rispettivamente da Paolo De Stefano e Nitto Santapaola. Nel rapporto erano menzionati anche i nomi di politici, imprenditori e funzionari del Genio Civile di Reggio Calabria. Le indagini sul delitto Musella furono archiviate nel 1988 contro ignoti. La Direzione Distrettuale Antimafia, poi, grazie al lavoro del Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Salvatore Boemi, in coordinamento con la CriminalPol, riaprì il fascicolo nel 1993. L’inchiesta fu completata, ma non portò mai a un processo.

Gennaro Musella nacque a Salerno nel 1925. Fu ucciso dalla ‘ndrangheta il 3 maggio 1982. Solo nel 2008, Gennaro Musella è stato riconosciuto “vittima di ‘ndrangheta”.

Roberto Greco per referencepost.it